Sicurezza e Benessere sociale sono interdipendenti.
Dalle proteste, che continuano in Italia e in Europa, affiora
anche quella di molte
persone che, pur avendo un lavoro a tempo pieno o ha lavorato per 40 anni, si
trova in forte difficoltà a causa dell'aumento del costo della vita,
dell'inflazione e del ristagno dei redditi. È un dato di fatto.
C’è un forte
distacco tra la classe politica e la realtà vissuta dalla popolazione. Manca un
legame tra l'esperienza di vita dei rappresentanti politici e la loro capacità
di comprendere i problemi quotidiani dei cittadini.
Invece di fare comizi sdolcinanti e promesse vaganti, sarebbe più onorevole che
qualche politico di destra, centro e sinistra sperimentasse, anche solo per una
settimana, la vita di un lavoratore, di un pensionato o di una famiglia che
fatica ad arrivare alla fine mese. Il numero si sta alzando a
vista d’occhio e chissà se, un contatto diretto con
le loro difficoltà, permetterebbe ai decisori politici di varare misure più
efficaci e tempestive contro il disagio sociale. Forse
è solo un sogno, ma di sicuro non si ottiene la stabilità di una società usando
la forza e decreti troppo severi per controllare la popolazione, si ottiene
l'effetto opposto. La rigidità genera resistenza e la troppa pressione economica
o normativa spinge inevitabilmente alla ribellione.
Oggi l'efficacia di una politica
dipende dalla capacità di ascoltare le parti sociali, fare percorsi
sul territorio, portare testimonianze dirette della vita quotidiana all'interno
dei luoghi del potere, analizzare i dati macroeconomici e collaborare con esperti
anche umanisti per trovare soluzioni strutturali. La società ha
bisogno di trovare il proprio equilibrio naturale, anziché cercare di
modellarla con la manipolazione e la paura.
E come dice Lao Tzu un capo illumina,
ma non abbaglia. Un buon governante dovrebbe governare con umiltà e distacco,
svuotando il proprio cuore dai desideri di ricchezza personale e potere, per
evitare di gravare sulle risorse del popolo.






















