venerdì 15 novembre 2013

Mi ribello


 


La crescita dei fallimenti economici non è del pensionato, del lavoratore, di una madre, di un malato o di uno studente…. Eppure ogni ricerca, per trovare una soluzione, colpisce il pensionato, il lavoratore, la sanità, la famiglia e la scuola. Ci troviamo, incessante-mente, in questo girone infernale-samsarico, chiamiamola vita quotidiana così chiara nel dipinto tibetano della ruota della vita con tutti i suoi regni.
La politica è espressione del nostro egoismo e comincio a spoetizzare chi, con forme populiste, propaganda quanto sia importante il mio contributo alla Polis per il benessere della collettività, per salvare la famiglia, per dare maggiori speranze ai giovani, per migliorare la qualità della vita … togliendo ai tanti al fine di condurci alla felicità …. L’emergenza è umana
La sofferenza non ha confini, la ricerca della felicità è infinita e quindi è dolore. Non soffre solo chi non ce la fa, chi è povero, chi non ha lavoro, … ma tutti. Non possiamo più essere considerati solo come strumenti di queste istituzioni per stabilizzare gli equilibri suggeriti … non è sufficiente!
Il vivere è la chiave della nostra presenza, forse non è una libera scelta, forse non è espressione di una semplice volontà e così diventa quasi irrazionale il desiderare di stare bene perché è inappagato …. Intendo con questo il modo con cui, chi ha potere di decisione, ci “guida” in questa esistenza.  Decisioni scarse che ostacolano le nostre possibilità di scelta, il male prevale e se pur lo rifiuto esso filtra, irrompe nel quotidiano e condiziona. Pervade come legale ed è compreso ed emulato. Così, per sopportare soggioghiamo la volontà altrui. Ecco perché profondamente mi ribello.
Samsara è un termine che la nostra era ha perso; è il ciclo immenso che unisce ogni essere vivente alla vita, che sia passata, presente o futura, interna o esterna, che sia mia o quella degli altri e se lo dimentichiamo …. continua!
 
 


domenica 13 ottobre 2013

Giustizia benevole


 
I morti non interrompono i flussi migratori. La legge non ferma il femminicidio. L’amnistia non risolve il problema delle carceri. Le bonarie parole non cambiano le coscienze. Nessuna politica migliora la realtà. Nulla completa, è la verità dell’oggi. Ci perdiamo in qualsiasi forma di attività che copre qualcosa, nascondendoci in nobili parole, ma tutto ci rende sempre più impotenti, sprovveduti, inconcludenti e insensibili. In questa incertezza, unica difficoltà è trovare cosa è giusto ora fare e, in questo, sono molto confusa, eppure me lo ripeto spesso che c’è la necessità di agire senza indugio. L’abitudine rende sterile ogni azione, poiché la sofferenza si estende. Dove sono i “Giusti” che com-prendono il problema umano e che possono, nel loro agire, con-tenerlo?

Lucrezia Intagliata: Comprendo il tuo pensiero...ma alla tua domanda, credo stia tra di noi persone comuni con la loro vita fatta di piccole cose...sembrerà banale ma mi piace vederla così.

Giancarlo Giovannini: Fino alla parola insensibili è tutto perfetto, chiaro e lucido, poi quando esprimi la necessità all'azione tutto si confonde. Forse è la necessità all'azione che confonde e, i giusti non li troverai, sono solo l'effimera espressione di un bisogno destinato a restare incompiuto …

Nicola Di Pippo: Le cose accadono perché sono state poste le cause del loro accadere, tutto sommato esse sono: pensieri, parole e azioni; nessuno pensa, parla e agisce per noi e indipendentemente da noi. Se cerchi il "Giusto", devi conoscere la "giustizia", dove risiede? e come si manifesta? da dove proviene? esiste un possessore di giustizia? o piuttosto un posseduto dalla giustizia? come pensa, parla e agisce un "Giusto"? come riconoscerlo?

 

 
 
Che tutto parta dal singolo non ho dubbi … e che dire sul “sapere” di chi è fuori di noi e che regge una “responsabilità allargata”? Si dice che la saggezza è sinonimo di sapere e, quando manca, la nostra esistenza sarebbe impraticabile; con la conoscenza abbiamo costruito grandi cose senza offrire ben-essere ma solo dipendenza. Tutto può essere es­senziale per la vita esteriore, tuttavia la comprensione della vita umana non cresce. Che i giusti in questo mondo non ci siano è disconoscere il bene, Borges lo esprime molto chiaramente.  Quando domina il diritto del più forte, chi pensa di sapere detta le regole della giustizia, ma il senso della giustizia è nel caos a tutti i livelli umani. Intendo quella virtù che restituisce agli altri ciò che è loro dovuto, nel senso di giustizia come dovere verso i bisognosi che ci stanno attorno e nell’intero mondo (vedi pensioni minime, vitalizi, casa, asilo politico …) e non solo prendere consapevolezza di cosa comporta divenire adulti rispetto al compimento del reato.
 
 

mercoledì 9 ottobre 2013

Dopo la pioggia....


 















 
 
Oggi è così, ed è in questo camminare sulla terra bagnata che penso a come possiamo essere felici. Le parole del contadino sono chiare e non rallegrano, non può raccogliere i frutti del suo lavoro, ..... mi parla del suo orto allagato e della sua rassegnazione. Dove va la ricerca? Cammino e mi sento impigliata in nuovi problemi, un attimo prima ero felice di trascorrere il pomeriggio a camminare sulla terra bagnata. Attraverso le cose questa felicità genera una divergenza. La bellezza della camminata diventa surrogato, io creo l’emozione felice ed è solo sensazione che fa nascere pensieri che qui esprimo con parole. Tutto è surrogato, la memoria vincola, inutile evitarla perché non libera. Ecco, la felicità non si trova nel pensiero, non sta nel desiderio, non ha un’identità. Se c’è solo sensazione, si perde a contatto con le cose che la negano, non posso agganciarla a una coscienza piacevole, può essere meraviglia, stupore, commozione ..... ma anche dubbio, coscienza, idea, vanto, paura. L’incognito mi lega alla mia indefinibile umanità.

A volte le cose ci colpiscono .. e  tutto ha un senso

sabato 5 ottobre 2013

Dove conduce il sogno della vita?


Ricordo che un tempo, chi lavorava la terra, sperava che i  figli vivessero in una città ricca di confort e che diventassero operai della Fiat, della Breda e quant’altro. Molti migrarono dal Sud al Nord e molti ci riuscirono. Ma furono in troppi a desiderare. Così si costruirono dormitori nelle periferie delle grandi città e nacque un nuovo sogno e venne il momento che l...e famiglie di operai ebbero l’ambizione di desiderare per i propri figli di diventare architetti, dottori, ingegneri, avvocati, insegnanti, notai, imprenditori, liberi professionisti. Per possedere una casa propria, una macchina, privilegi, vacanze oltre i confini, insomma uno “status sociale” degno di rispetto. Per tutto questo si fecero sacrifici immensi e dolorosi risparmi .... in molti ci riuscirono. Oggi cambia la speranza e chi ha raggiunto quegli apparenti privilegi, ha un sogno che abbiamo rinunciato solo pochi anni prima. Fantastica che i propri figli possano almeno essere operai, idraulici, manovali, meccanici, falegnami .... solo in pochi ci riescono. In molti trovano serie difficoltà tanto che, chi può, cerca di andare oltre i confini. Così, in questa nuova realtà, il precario cinquantenne ... e sono in molti... ha solo un sogno che suo figlio possa almeno diventare contadino.

Tutto si ripete, ma in forma sempre più drammatica.

E’ forse vero che la società debba esistere solo per dare all’essere umano prosperità e libertà?  Nessuna società offre la possibilità di rendere l’uomo libero. Tutti la costituiscono, la organizzano la guidano secondo i propri bisogni e i propri stati psicologici, ma essa ha creato nuovi conflitti annientando anche la nostra intimità. Non abbiamo trovato quell’equilibrio tra esterno e interno, tra uomo e cittadino. Non può prevalere il senso di appartenenza a un gruppo sociale quando si annichilisce o si sacrifica l'uomo.





 

 

domenica 29 settembre 2013

Politica ... e non solo




Non è la rivoluzione che si pensava, ma un dramma dove cattivi e buoni non sono definibili, la responsabilità non trova la verità che resta nascosta. Tutti vogliono punizioni ineccepibili, ogni leader cerca credibilità e sostegno dal suo popolo, appoggi da ogni parte del pianeta, ma c’è anche paura ... l’uso delle armi chimiche è qualcosa che non fa fare sogni tranquilli, come destabilizza la crisi economica e l’arroganza politica.

 

“Su in alto tra le montagne, aveva piovuto per tutto il giorno. Non una pioggia dolce e gentile, ma uno di quei rovesci torrenziali che inondano le strade maestre e sradicano alberi sulle pendici, provocando frane e la nascita di fragorosi torrenti, che poi si esauriscono in poche ore”.
Così inizia il capitolo 11 POLITICA nel testo “ La mia strada è la tua strada” nel primo volume “Meditazioni sul vivere” di Jiddu Krishnamurti … e prosegue…
“Avete osservato, in giornali e riviste, la quantità di spazio riservato alla politica? … la vita politica ed economica è diventata di suprema importanza …. comodità, denaro, posizione, potenza, sembrano dominare e foggiare la nostra esistenza e il processo totale della vita è stato dimenticato o deliberatamente messo da parte”.
Nonostante il tempo che passa (1895 – 1986), il suo discorso è così

attuale, così veritiero. Krishnamurti fotografa con saggezza uno degli aspetti della nostra esistenza e dello spregiudicato atteggiamento del vivere dei politici moderni.

 


Ci vuole un’intensa dose di ottimismo in questo sfascio. Non serve immaginare cosa ancora potrà accadere. Legittimare con prepotenza l’illegalità, rovesciando sugli altri la responsabilità ha diffuso emergenza e aggravato i disagi delle persone, oggi così dipendente da tutto e prigionieri del dramma politico. Tutto è ridotto a un’unica dimensione, la tutela di uno ai danni della collettività, bloccando ogni cosa.  E’ vero, siamo tutti sotto pressione, ogni cosa si svuota di sensi. Cosa fare? Sinceramente non lo so se non quello di mobilitarci insieme per stabilire non solo bilanci, tasse e altro. C’è bisogno di crescita personale, di rilanciare il senso di appartenenza, di legalità e di umanità … tutto passa nell’educazione, nella famiglia e, in quello che resta, nelle relazioni civili (solidarietà, tolleranza, comprensione, disponibilità, …)
 
 


La sofferenza collettiva ci unisce, non si può immaginare un mondo senza misericordia e compassione. Intorno c'è l'assolutezza del male, quale sia il pensiero o la religione, l'essere umano deve proiettarsi nel senso dell'altro.
 
 
 

sabato 7 settembre 2013

Carl Rogers - La terapia centrata sul cliente

Carl Rogers 
La terapia centrata sul cliente
 
 
 

Rogers considera le persone come fondamentalmente buona e sana, egli vede la salute mentale come la progressione normale della vita, e che la malattia mentale, la criminalità e altri problemi umani, sono  distorsioni di quella tendenza naturale.La teoria è tutta costruita sulla "forza della vita" che egli chiama la tendenza attualizzante. Una foresta, con tutta la sua complessità, ha un potenziale di realizzazione molto più grande di un ecosistema semplice come un campo di grano. Se un bug estingue una foresta, ci sono probabilmente altre creature che si adattano a colmare il vuoto; d'altra parte, quando una calamità colpisce il campo di grano si dispone di una ciotola di polvere. Lo stesso vale per noi  individui:. Se si vive come si dovrebbe, diventeremo sempre più complessi, come la foresta, e quindi rimanere flessibili di fronte alle piccole calamità della vita.


 
 

(Per ingrandire le immagini sottostanti cliccare sopra con il mouse)



 

Sintetizzo qui in breve la sua opera

 
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venerdì 6 settembre 2013

La guerra che non trova pace


 


Tutti con il dito sul grilletto. Discutono di “portata limitata”, ma che vuol dire? E’ per la sicurezza? Domande che non trovano  risposte. Non so cosa accadrà, posso scegliere di stare contro o andarci insieme. C'è bisogno di  un contagio di ragionevolezza ….

 
TV e social network invadono la scena, s’infilano tra affari interni ed esterni, tra colombe e falchi, tutto è minuziosamente narrato.  Nelle larghe intese (G20 e Governo) si discute di pace e di guerra, ognuno con il suo obiettivo indiscutibile. E, mentre l’incomprensione e la tensione crescono, il Papa negozia, invita alla pace e al digiuno, giudicando le scelte dei grandi: è una "vana pretesa" la "soluzione militare". Tra questi Imperi la convivenza sta diventando impossibile e, in questo pianeta surriscaldato, la paura si propaga ovunque tra molte popolazioni.

Dicono che siamo liberi di digiunare, liberi di credere alla pace, libero è anche il nostro ministro della difesa che digiuna per la pace, dopo aver acquistato i caccia F-35.

Possiamo essere tutto ... liberi di essere pace e di essere guerra ...
 

“Un minuto di riflessione ti mostrerà con evidenza che il momento presente è l’unico momento che abbiamo per essere vivi “

 
Jon Kabat Zinn
da "Riprendere i sensi - Guarire se stessi e il mondo con la consapevolezza "
   ( tea pratica)